Peas and Love

mercoledì, 28 ottobre 2009

Pensieri di Hrun, l'eroe a cui il Fato fece dono di un cervello con data di scadenza.

«Mentre la natura pare lasciarsi andare al canto straziante che accompagna il tramonto, presto orecchio a questa musica deprimente e pasticcio le pergamene del ... com'è che si chiama? Tubisa, turpigia... ah! Turista! È il caso di spendere due parole per  condividerle con chi non leggerà i pensieri di quest'infelice. Perchè in fondo me ne vergogno anche un po'. Come si fa a rimanere fermi, mandando a puttane tutti i buoni propositi, tutte le promesse d'impegno solo per inseguire frasi capziose e battiti d'ali di farfalle? Se non mi uccide la stessa sventura che perseguita il mago Scuotivento e neanche l'avventatezza, morrò avvelenato del mio stesso malumore. Ah, quanto dolore in questa vita priva d'amore, pago soltanto della consolazione che le gambe di qualche fanciulla mi hanno saputo dare (dopo averle stordite a dovere a forza di costringerle a tracannare vino...). Intanto Lei, lontana, stretta tra le braccia di quell'uomo così avvenente, in un mondo che non mi sarebbe mai appartenuto. E come avrebbe potuto altrimenti? "Se per essere un uomo migliore devo cambiare, lo farò!", mi sono detto. Ma l'ineluttabilità dell'evidenza mi piomba addosso come un masso di cemento. Posso fare tutto ciò che voglio, posso cambiare appiattendomi all'immagine di lui, ma non mi sovrapporrò mai ad essa. Non sarò mai Lui. Bella e dolce ninfa della notte, così eterea ed inafferrabile ma al contempo così reale, come un pugno allo stomaco. Così come reale è questo malessere che turbina nel mio ventre. Mi chiedo allora se ne valga la pena di cambiare. Solo per essere capace di provare un dolore più profondo di una ferita inferta con una spada e non riuscire comunque a rapire il suo sguardo e farlo mio per sempre. No, tanto vale...»

Stava pensando a qualcosa. Qualcosa in particolare. Qualcosa di veramente bello e straziante. Ma straziante era una parola che non avrebbe potuto più dirgli niente, per cui era solo un pensiero molto molto triste. Già, ma quale?
Fissava muto le pergamene bianche: perchè le aveva prese? Che ci faceva con quella strana piuma che l'ometto usava di tanto in tanto per annotare qualcosa sul libro che gli suggeriva le parole? Se le avesse prese per scriverci qualcosa, cosa che si sarebbe sicuramente guardato dal fare, adesso ci sarebbero dei segni. E invece erano immacolate. A ben vedere, le parole "non scritte" andavano più che bene.

Quando finalmente Scuotivento riuscì a strappare il lembo del mantello dalle fauci del bagaglio di legno del pero sapiente, convincendolo che la sua assenza sarebbe stata temporanea (finchè non avesse trovato la legna che avrebbe assicurato l'incolumità del gruppo per quella notte) si voltò verso l'eroe: - Ehi, Hrun! Dammi una mano con il falò, a meno che tu non voglia essere sbranat-... un momento. Che stai facendo?
L'uomo nerboruto in perizoma si voltò verso il suo interlocutore: - Pensavo...
Scuotivento valutò che forse era il caso di approfittare di quel momento insolito per allestire l'accampamento e proteggerlo dai lupi, prima che la sfortuna ritornasse a perseguitarlo come inquilino della camera 7a.

Nessuno mai scoprì ciò che aveva pensato Hrun, a parte le pergamene, rimaste custodi di quel segreto scritto con inchiostro ad evanescenza per secoli, finchè non vennero arse, e quelle parole rimasero taciute per sempre.


Disclaimer: Questo post assolutamente inconcludente, frutto di pensieri random, Roberto Giacobbo, abuso di Death Note, Rat-man e Terry Pratchett, nonchè la  presa visione del personaggio di L vestito da donna e la prolungata esposizione alla castità e l'Hiragana, potrebbe credersi una fanfiction ispirata ad un momento ben preciso della Saga del Mondo Disco (Il colore della magia) di Terry Pratchett. L'autrice non ha inventato nè i personaggi Scuotivento, Duefiori e Hrun nè il Fato, e tantomeno le farfalle. Nondimeno in alcune culture della Svervegia settentrionale si pensa che nel febbragosto 19 a. C. ella sia apparsa in sogno al siamese del sopracitato scrittore, ispirandogli la storia. Lei al gatto, il gatto a lui. Nessuna violazione del (c) viene pertanto intesa.

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giovedì, 18 giugno 2009

Ennesimo sfogo inutile

Quanto è triste sentirsi come Ifigenia, a non aver avuto la possibilità di portare fino in fondo un'esperienza. Io mi sento come lì, di fronte a quello che sarebbe dovuto essere l'altare delle nozze e invece s'è rivelato, come il più infido degli inganni, il talamo funebre. Una vita troppo presto giunta al capolinea, sacrificata per una guerra inutile.

A ben vedere, il mio sacrificio è stato molto diverso. Perchè è proprio l'ingaggiare una guerra, per l'appunto inutile,  alla conquista della "preda", e poi... s'è solo scherzato. C'è qualcun altro molto più importante. E io mi arrabbio, mi ostino a non volerci credere. Mi pento di quel che è successo se doveva soltanto essere l'illusione di una serata.

A quel punto arriva un uomo a decidere della tua vita: ti dice quello che devi provare, come ti devi comportare, ti accusa di avere degli schemi e di non saperne uscire; un istrione che cattura il tuo cuore e poi lo getta via. Perchè è stato soltanto un momento. Perchè avrei dovuto essere capace di cogliere quel momento e gioirne finchè fosse stato possibile, e forzare la mia personalità una volta che the Master si fosse scocciato del suo Puppet. Curioso come questa parola si avvicini al tedesco "Puppe", ossia "Bambola". No, in effetti non mi sono davvero sentita una marionetta: ho agito senza pensare, sulla scia dei miei sentimenti, ma ho agito per mia volontà. Quindi sono stata un giocattolo, una bambola, una di quelei di cui ci si scoccia dopo averle ricevute per regalo e quindi le si accantona.

Forse il mio difetto sta in questo. Sono un tipo differente di persona. Non sono mai stata quella a cui gli amici hanno distrutto i giocattoli. Sono stata io a giocarci, a vivere ogni singolo momento di essi, a cercare di recuperarli quando sapevo benissimo fossero irrecuperabili. Li ho distrutti io i miei giocattoli. Alcuni sono anche riuscita a conservarli integri. Altri sono stati buttati per la troppa usura. Ma tutti, fino all'ultimo, sono stati vissuti fino in fondo. Dev'essere per questo che mi lamento tanto del suo comportamento. Non riesco ad entrare nell'ottica di qualcuno che abbia delle cose "in vetrina". Che ci gioca per cinque minuti e poi le accantona. Non è che non abbia senso, perchè un senso ce l'ha: le cose almeno non si rovinano. Eppure io credo che non si viva davvero in questo modo.

Tuttavia non è affar mio giudicare le scelte di vita altrui. Forse devo solo cercare qualcuno che non mi metta da parte dopo essere riuscito a far aprire il mio cuore senza più ritegno. Ma soprattutto devo cercare... o meglio, aspettare qualcuno che abbia voglia di giocare con me; non come si fa con una bambola, bensì come compagna di giochi.

posted by Pea, at 21:13, commenti , Permalink, peas and tales, i wish i could do, i wish i could have

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mercoledì, 17 giugno 2009

You are the pill that brings me down

Vorrei tanto riuscire a capire come siamo arrivati al punto di ignorarci. Io, per orgoglio. Tu, perchè?

posted by Pea, at 14:29, commenti , Permalink, ipse dixit, memento mori, sadness/madness, confusa e basta

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sabato, 13 giugno 2009

Protège moi - Placebo

Fonte

'Protège Moi'

C'est le malaise du moment
L'épidemie qui s'étend
La fête est finie on descend
Les pensées qui glacent la raison
Paupières baissées, ces visages gris
Surgissent les fantomes de notre lit
On ouvre le loquet de la grille
Du taudis qu'on appelle maison

Protect me from what I want
Protect me from what I want
Protect me from what I want

Protect me, protect me
Protège-moi, protège-moi
Protège-moi, protège-moi

Sommes-nous les jouets du destin?
Souviens-toi des moments divins
Planants, éclatés au matin
Et maintenant nous sommes tout seul
Perdu les rêves de s'aimer
Le temps où on avait
rien fait
Il nous reste toute une vie
pour pleurer
Et maitenant nous sommes tout seul

Protect me from what I want
Protect me from what I want
Protect me from what I want
Protect me from what I want
Protect me, protect me

Protège-moi, protège-moi
de mes désirs
Protège-moi de mes désirs

         
'Proteggimi ... dai miei desideri'

E' l'inquietudine del momento
L'epidemia che si espande,
la festa è finita e discendono
i pensieri che raggelano la ragione
Palpebre abbassate, viso grigio
spuntano i fantasmi del nostro letto  
Apriamo la chiusura del cancello
Della topaia che chiamiamo casa

Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi da quello che voglio

Proteggimi, proteggimi
Proteggimi, proteggimi
Proteggimi, proteggimi

Siamo i giocattoli del destino?
Ricordati dei momenti divini
estasianti, splendenti al mattino,
e ora siamo completamente soli
Perduto il sogno di amarsi,
il tempo in cui non abbiamo
combinato niente,
ci resta tutta una vita
per piangere,
e ora siamo completamente soli

Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi da quello che voglio
Proteggimi, proteggimi

Proteggimi, proteggimi
dai miei desideri
Proteggimi dai miei desideri

posted by Pea, at 13:47, commenti (2), Permalink, ipse dixit, memento mori, sadness/madness

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giovedì, 11 giugno 2009

Aforismi rivelatori

Forse non dovrei dar troppo conto a ciò che trovo scritto sulle bustine di zucchero dei bar, ma... è troppo divertente!

Sapete, ho visto davvero di tutto in giro: gente che scrive in modo strettamente tachigrafico, tanto da risultare di difficile lettura persino alla sottoscritta che tutto sommato ha delle aspettative molto basse sulla qualità di ciò che si può trovare su una pagina di internet, e che quindi a volte fa anche lo sforzo di andare oltre la stenografia per riuscire a ricavarne qualcosa di buono; poi ci sono anche le pomposità scritte da chi sembra che per comporre, getti il dizionario nel tritarifiuti e pretende che ciò che scrive venga riconosciuto come un tipo "particolare" di poesia, privo di ogni forma metrica: eh, già... visto che Baudelaire ha scritto i poemetti in prosa, chiunque riesca ad impugnare la penna un po' meglio di come imbraccerebbe una zappa si sente in dovere di "erudire" il mondo con la propria "arte"; non esiste più la gente che scrive solo per il gusto di farlo, senza avere la pretesa del riconoscimento del "diverso"?

Sì, diverso. Perchè chi crede di andare contro corrente, crede di essere anche diverso. Come se questa diversità non sia essa stessa il frutto di una moda passeggera che inesorabilmente verrà abbandonata per seguire la successiva ondata di anticonformismo.
Fatto sta che oltre a veder scritte cose del genere, i muri, una volta immacolati, della rete pullulano di altre stranezze. Mi spiego meglio: che senso ha scrivere un blog "muto"? Un post tutto nero, un'immagine nera... no, perchè avrebbe avuto senso farlo una, due, tre volte; ma ormai n'è pieno di intellettualoidi pronti a profondere puntini di sospensione per dimostrare... già: per dimostrare che? Che si è rimasti senza parole? Che si è stati talmente feriti da non riuscire a scrivere? Che il proprio intimo è talmente vacuo, svuotato di ogni sentimento, da non riuscire a buttare qualcosa per iscritto? Che senso ha un silenzio di cui non si possa vedere il volto, un  silenzio talmente tanto ambiguo da prestarsi a molteplici interpretazioni, così da dire ad ognuna (positiva, eh!):- Sì, esatto! E' proprio quello che volevo dire!
Mi spiace, ma io non trovo nessun beneficio da un utilizzo del genere di un potenziale eccellente mezzo di comunicazione. Il silenzio vale più di mille parole, certo... ma se accompagnato da qualcos'altro, altrimenti rimane mero "vuoto", n'est-ce pas? Tacere non può essere sempre la soluzione migliore.

Mi sono arrovellata il cervello per riuscire a dare una spiegazione a questo comportamento, dal momento che risulta tipico solo di determinati soggetti, che nella fattispecie credono davvero di essere geni belli e dannati... senza mai riuscire a capire... almeno fino ad oggi:

«A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio».

E poi è arrivata la seconda rivelazione: sono riuscita finalmente a capire perchè rimango sempre talmente basita di fronte a tali manifestazioni arroganti di stupidità, da risultarne sottomessa e umiliata al confronto con esse:

«Anche gli Dei si arrendono agli stupidi». (Dicesi "penuria di modestia")

Ebbene sì: ho trovato molta più saggezza nelle bustine da zucchero di quanta ne abbia trovata in 16 anni d'istruzione.

Perdonatemi. Vi prometto che prima o poi questa fase acuta di acidità passerà.

posted by Pea, at 22:03, commenti , Permalink, ipse dixit, peas and tales, memento mori, i wish i could do

***

Description

"Lasciate ogne speranza voi ch'intrate..."... il pisellino malato rotola nei meandri di quell'appendice scomoda chiamata "testa", e vi invita a rimanere in questa isola di pace e di cazzate qualora abbiate voglia di sopportare il fardello della pazzia assieme alla sottoscritta. "Nessun uomo è un'isola -di Wight?-", ma tutti esigiamo la nostra... ed è qui che ho deciso di rifugiarmi... perchè sono stanca di urlare per riuscire ad ascoltarmi.

Utente: Pea
Pea, Sweet Vanilla, Mad Hatter, Mielu, Gianfresca: un volto per tante maschere o forse è l'esatto contrario. Alla disperata ricerca della mia isola, mi rifugio mentalmente in quella degli altri, in attesa del tempo che verrà. EMOtivamente instabile, a dire il vero non sono emo neanche un po'... ma le lettere in stampatello facevano ridere. Germanofila, anglofila con molte esperienze linguistiche e poche nella pratica. Lingua biforcuta e caratteraccio sono due qualità che non si sposano bene con me, ma che riesco a sfoderare di tanto in tanto. Alcune velleità fallite, altre in atto... "Venghino", Signori, nel mio personalissimo Paese dei Balocchi dove non c'è Trucco e non c'è Inganno...

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Per mandarmi una mail, scrivete a pea-chan[nospam]@email.it (togliete [nospam])

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